Per una buona durata
E' buona regola consumare l'olio
extra vergine di oliva nella stessa
annata di produzione, anche se generalmente
si considera che il prodotto può essere
consumato fino a 20 mesi dalla sua
spremitura.
L'olio extra vergine di oliva contiene
sostanze naturali antiossidanti,
quali i composti fenolici e i tocoferoli,
che lo proteggono dall'irrancidimento,
ma con il passare del tempo la loro
azione si affievolisce o può essere
vanificata se non si rispettano alcune
semplici regole di conservazione.
In primo luogo, l'olio và conservato
in luoghi freschi e asciutti, in
ambienti con escursioni termiche
non eccessive, va protetto dalla
luce diretta, dall'aria e dal calore.
Normalmente l’olio conservato
correttamente, nella bottiglia ancora
sigillata, arriva senza problemi
al secondo anno di invecchiamento.
Una volta esposto al contatto con
l’aria, esso va consumato in
un tempo ragionevolmente breve, sempre
richiudendo il contenitore dopo l’uso
con il tappo, ed evitando di lasciare
sulla bottiglia i versatori metallici,
che non permettono un perfetto isolamento.
Contrariamente a quanto si pensa,
il freddo non provoca alterazioni
nella struttura del prodotto e nella
sua conservabilità.
Imparare
ad associare il gusto dell'olio alle pietanze
Il primo segno distintivo di un olio extra vergine di oliva
di buona qualità è il fruttato, cioè il
profumo che ricorda il frutto, lo stesso che si ottiene
schiacciando un'oliva fresca tra le dita.
Oltre al fruttato, altre sfumature di gusto caratterizzano
l'olio extra vergine di oliva, a seconda delle varietà delle
olive, del loro grado di maturazione e dell'area geografica
di produzione. Gli oli ottenuti con olive acerbe appena
colte, hanno un sapore "piccante" piuttosto pronunciato
e gusto "amarognolo", altri prodotti con frutti
più maturi, un gusto "dolce", più delicato.
Vi sono poi sfumature di gusto particolari come quelle
di carciofo, mela, mandorla, pomodoro, sedano, sapore erbaceo,ecc.
Per valorizzare al meglio questi aromi, è buona
norma associarli ai piatti giusti:
- oli dolci
per insalate delicate (lattuga, indivia), pesci alla
griglia o lessi, il cui sapore non deve essere
coperto;
- oli fruttati
per insalate amare (radicchio, rucola, pinzimonio),
ragù e
fritti;
- oli molto fruttati, intensi
per vegetali dal sapore forte (carciofi) e legumi,
ecc.
Preferire
il marchio DOP
Il marchio DOP - Denominazione di
Origine Protetta -
garantisce la zona di origine di un olio extra vergine
di oliva. Gli oli extra vergine, infatti, non sono tutti
uguali: caratteristiche, sapori, e profumi, cambiano
a seconda delle regioni di provenienza. La Denominazione
di Origine Protetta è lo strumento di tutela di
queste tipicità e di orientamento per il Consumatore,
conferito esclusivamente agli oli extra vergine di oliva
prodotti nel pieno rispetto della tradizione della propria
zona di origine.
Cultivar di base per la produzione degli oli a DOP Collina
di Brindisi è l'Olearola. La zona corrisponde
ai territori amministrativi dei Comuni di Cisternino,
Fasano, Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San
Michele Salentino, Ceglie Messapica e Villa Castelli.
L'olio vergine extra di oliva a DOP "Collina Di
Brindisi", in Italia, primo insieme ad altri quattro
olii, nel 1996 ha ottenuto l'ambito riconoscimento da
parte della U.E.
Se
l'olio pizzica in gola
Il pizzicorino in gola non dipende dall'acidità dell'olio:
l'acidità indica la percentuale di acido oleico in un olio e ne è il
principale indicatore della qualità. Più alto è il suo valore,
più scadente è la qualità del prodotto. L'acidità,
espressa in acido oleico, può aumentare anche a seguito di negligenza
nella fasi di produzione, e cioè utilizzo di olive troppo mature, intervalli
eccessivamente lunghi tra la raccolta e la lavorazione delle olive, scarsa cura
nella lavorazione. L'acidità non è riscontrabile nel sapore dell'olio,
ma è definibile solo mediante analisi in laboratorio. Non deve essere
pertanto confusa con il leggero pizzicore che è invece
indice di bassa acidità e recente spremitura delle olive.
Quindi, eliminare il pizzicorino vorrebbe dire rinunciare ad una serie di caratteristiche
organolettiche che conferiscono qualità all'olio.
Non
confondete i "fischi con fiaschi"!
Il riconoscimento delle migliori proprietà nutritive dell’olio d’oliva
rispetto ai grassi animali ha
generato l’equivoco che ogni grasso di origine vegetale
sia buono e faccia bene: con il risultato che alcuni, sostituendo la margarina al burro, credono
seriamente di tutelare la propria salute. La margarina viene prodotta idrogenando
oli vegetali, rendendo cioè saturi i legami doppi degli acidi grassi attraverso
l’assorbimento di idrogeno. In tal modo il beneficio che gli oli vegetali
portano alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, legato soprattutto alla
presenza di acidi grassi mono e polinsaturi, viene totalmente azzerato.
Un altro errore molto diffuso è che il miglior comportamento da tenere,
per prevenire l’aumento del colesterolo ed in generale per godere di buona
salute, sia l’adozione di una dieta il più possibile povera di grassi.
Un’alimentazione a basso tenore di grassi tende, però, ad abbassare
sia il colesterolo buono sia quello cattivo, con un evidente scompenso della
funzionalità corporea.
Una dieta ricca di olio d’oliva aiuta a mantenere
bassi i livelli di LDL (il “colesterolo cattivo”) mentre non
diminuisce i livelli di HDL (il “colesterolo buono” detto spazzino
delle arterie), protetto dagli acidi grassi monoinsaturi di cui è ricco
l’olio d’oliva. |